Collaborazione negli stabilimenti

L’introduzione di tematiche legate alla collaborazione nel campo manifatturiero non è una novità, e la società per la quale lavoro è da anni che utilizza strumenti per migliorare la produttività e ridurre le perdite altamente collaborativi. Ma per me è stata la prima volta… non avevo mai progettato e facilitato un Accelerated Solutions Lab per direttori di stabilimento, capi linea, etc, etc…

E’ stata una esperienza che mi è servita tanto, soprattuto dal punto di vista della identificazione degli obiettivi e della loro comunicazione, nel campo della produzione non c’è spazio per l’ambiguità, che invece ho sempre usato in modo strumentale per i miei progetti. Con il mio team di Knowledge Workers abbiamo appena finito di lavorare al work product con il risultato del lavoro di 85 partecipanti, molto stanchi, ma molto soddisfatti!

Ecco una foto della conversazione di sintesi

Matteo Andreacchio

Articolo su “Il Mondo”

Volevo segnalare questo articolo uscito di recente su “Il Mondo” che spiega come la collaborazione sia alla base della metodologia Accelerated Solutions Lab che utilizziamo in Solving Efeso. Il complimento più bello che ho ricevuto è stato da mia mamma, dopo più di dieci anni di viaggi in tutto il mondo mi ha detto: “Matteo, adesso forse ho capito che lavoro fai”!

Grazie a Gaia Fiertler che è riuscita nell’impresa impossibile di rendere semplice e comprensibile questi argomenti e Gabriele Belsito di Unieuro che ha condiviso la sua esperienza.

Mondo_23-12-11

Matteo Andreacchio

Il futuro del giornalismo

Ho avuto il piacere di avere alcuni giornalisti nel mio ufficio di Milano per lavorare sul futuro del giornalismo. Abbiamo utilizzato una piccolissima parte della metodologia ASL (Accelerated Solutions Lab) che normalmente applico alla soluzione e accelerazione di progetti complessi nelle aziende. Per leggere un articolo pubblicato da una delle presenti cliccate qui

 

Matteo Andreacchio

La CSR collaborativa

Secondo la CSR Europe, la “Corporate Social Responsibility si riferisce al modo con cui un’impresa gestisce e migliora il suo impatto ambientale e sociale per generare valore sia verso i suoi azionisti che verso i suoi stakeholder, innovando la sua strategia, la sua organizzazione e i suoi comportamenti”.

Nella definizione proposta si nasconde una serie di concetti impliciti. Prima di tutto vi è insito il concetto di molteplicità e varietà di interlocutori (azionisti, clienti, dipendenti, comunità locali, fornitori, autorità di controllo, istituzioni pubbliche, ambiente).
Inoltre, è chiaramente intuibile che ogni parte dell’organizzazione ha potenzialmente “qualcosa da dire o da fare” in tema di responsabilità sociale.
Infine, sempre dalla definizione stessa si evince che non può mancare una progettualità, ovvero la generazione di una strategia CSR chiara e condivisa.

Tutti e tre questi aspetti – pluralità di interlocutori, mobilitazione di tutta l’azienda e necessità di disegno strategico – portano direttamente al tema della collaborazione. Quale migliore propulsore potrebbe essere attivato per disegnare strategie e progetti CSR delle aziende se non un’ampia partecipazione delle persone? Nell’articolo “Collaborare per crescere” del numero 14/15 (2010) di Pubblicità Italia si racconta del disegno delle strategie CSR di un grande istituto bancario: 50 persone impegnate a collaborare sul tema per tre giorni in un laboratorio dedicato al tema. Il risultato? Decine di idee nuove, immediatamente applicabili, nate dalla creatività e dal “genio” di gruppo. Un modo decisamente coerente allo spirito della CSR per rispondere alle sue  richieste sempre più impegnative.

Giovanni Indolfi